Dropshipping: i consigli del Commercialista

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Dropshipping: i consigli del Commercialista

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Dropshipping: cosa c’è da sapere

Scrivo questo articolo, dedicato alla rubrica E-commerce, in quanto spesso mi si chiede se esistano delle differenze, in particolare dal punto di vista fiscale, tra un e-commerce tradizionale e il commercio in dropshipping. Per valutare gli aspetti fiscali occorre sempre partire dagli aspetti sostanziali di un business, in quanto la trattazione fiscale ne è un riflesso. In questo articolo voglio però trattare quelli che, a mio avviso, sono i pro ed i contro del dropshipping, ed in particolare quando conviene vendere in dropshipping e quando no.

Cos’è il dropshipping

Il dropshipping rientra tra le operazioni triangolari. In sostanza in ogni transazione si hanno (almeno) tre parti. Il cliente, il venditore ed il fornitore. Il venditore generalmente, attraverso un sito e-commerce promuove la vendita di prodotti. Quando l’acquirente immette l’ordine nel sito e-commerce, questo ordine verrà “rigirato” dal venditore al fornitore, il quale procederà con l’invio del prodotto alla destinazione del cliente finale.

I vantaggi, generalmente citati del dropshipping, sono i seguenti:

  • Il venditore non deve occuparsi della logistica. Quindi non avrà problemi con la gestione del magazzino e con la spedizione dei prodotti;
  • Il fornitore ha la possibilità di ampliare le sue vendite grazie alla commercializzazione svolta da soggetti terzi indipendenti, e che quindi svolgono la propria attività assumendosi il rischio di impresa. 
  • Per il cliente, il vantaggio, in linea teorica, è quello di accedere tramite acquisti online, ad una gamma maggiore di prodotti, a prezzi concorrenziali.

Se ci limitassimo a questa visione, il dropshipping sarebbe la cosa più semplice, dal quale tutti traggono benefici. Ma è proprio così?

I punti elencati sopra delineano il modello di vendita in dropshipping. Essendo uno schema esemplifica la realtà, oscurando i punti critici della vendita in dropshipping.

Nelle righe successive cercherò di mettere in luce queste criticità, individuando in quali circostanze il dropshipping può rivelarsi “un buon business”.

Semplicità e complessità del dropshipping.

Come detto all’inizio di questo articolo, la caratteristica del dropshipping sono le operazioni triangoli. Da un punto di vista fiscale, queste operazioni possono essere caratterizzate da complessità fiscali e amministrative. Cercherò di esemplificare il tutto evitando di entrare nei dettagli tecnici. Nelle righe successive quindi fornirò una “classificazione” del dropshipping in base alla complessità, graduandola in: bassa, media ed elevata.

Bassa complessità

Sicuramente non si riscontrano particolari difficoltà quando sia il fornitore che il cliente finale (consumatore) sono residenti in Italia. In questo caso quindi riceveremo una fattura da un operatore italiano, ed emetteremo una fattura nei confronti di un consumatore italiano. Il tutto applicando le ordinarie regole in materia di IVA. Salvo eccezioni, non vi saranno operazioni doganali, in quanto si suppone che i beni acquistati dal nostro fornitore abbiano già lo status di beni comunitari.

Nel caso in cui i nostri clienti siano business, non esistono particolari problematiche qualora siano stabiliti in Italia.

Complessità media

La complessità dal punto di vista fiscale-amministrativo, potremmo definirla media, quando:

  • I fornitori sono stabiliti in altri Stati UE, così come i clienti consumatori finali;
  • clienti business residenti o stabiliti in altri Stati UE
  • quando abbiamo fornitori italiani e dobbiamo spedire beni a consumatori finali in altri Stati UE
  • nel caso in cui acquistiamo da fornitori UE, e vendiamo a clienti business UE

Complessità elevata

In tutti gli altri casi, il dropshipping presenta una gestione fiscale ed amministrativa complessa. In particolare quando abbiamo fornitori localizzati in Stati extra-UE, e consumatori residenti in Italia, o analogamente, quando abbiamo fornitori extra-UE e vendiamo a consumatori esteri, che siano localizzati in Stati UE o extra-UE.

La complessità, va ribadito, non deriva dalla semplice gestione degli aspetti fiscali, ma da quelli amministrativi e legali. Si possono elencare i  seguenti punti: costi di trasporto e relativa assicurazione, dalle tempistiche di consegna, alle pratiche doganali, quali la dichiarazione da rilasciare in dogana, o la conformità del prodotto a quanto dichiarato;  alla normativa relativa a quali beni possono essere introdotti o meno all’interno di una determinato stato, o della comunità europea, alla responsabilità per vizi o danni del prodotto, ecc…

Come si può notare, molti di questi aspetti dipenderanno dalle condizioni contrattuali stabilite con il fornitore. Pertanto sarebbe opportuna una consulenza legale specializzata, aspetto che sicuramente non è coerente con l’immagine “snella” del commercio in dropshipping.

Quando il dropshipping conviene

In base a quanto esposto sopra, il dropshipping può rivelarsi un business interessante quando i benefici non superano i costi. Per mantenere bassi i costi (e quindi i rischi), si dovranno esemplificare le operazioni, evitando un sovraccarico gestionale eccessivamente oneroso.

Una buona scelta può essere la ricerca di fornitori italiani. Vi sono imprese che producono, ma non commercializzano prodotti. In questi casi potrebbe essere necessario studiare un determinato mercato, valutare campagne di marketing, e stabilire delle condizioni contrattuali con i propri fornitori affinché si ottenga un margine in grado di coprire i costi di gestione, ed ottenere un reddito. Le imprese produttrici possono essere interessate a questo genere di accordi perché avrebbero la possibilità di incrementare la produzione, ottenendo così delle economie di scala.

I fornitori non devono necessariamente essere italiani, ma potranno essere stabiliti in Italia attraverso una stabile organizzazione, o una consociata. Altra soluzione potrebbe essere quella di avvalersi di fornitori extra-UE che però si avvalgano di depositi doganali per stoccare grandi quantità di prodotti. Ciò esemplificherebbe le procedure doganali, potrebbe ridurre i tempi di trasporto e di consegna. Rimarrebbe il problema legato ai dazi che restano a carico dell’importatore (cioè del venditore in dropshipping), salvo non sia stabilito diversamente dalle condizioni contrattuali negoziate.

Anche dal lato clienti va prestata attenzione. Se i nostri clienti sono residenti in Italia, non vi saranno particolari problemi. Anche qualora avessimo una parte di clientela consumatori residenti in altri Stati UE non vi sarebbero rilevanti complicazioni, in quanto sotto determinate soglie, potremo applicare l’IVA italiana.

Quando il dropshipping non conviene

Il dropshipping può risultare eccessivamente oneroso, quando il venditore opera in triangolazioni con Paesi Extra-UE. Infatti in questi casi bisognerà tenere in considerazione i costi relativi alla compliance, non solo fiscale ma anche legale. Vi sarebbero dei costi eccessivi, e dei rischi elevati. Pertanto la vendita in Italia o all’estero, di prodotti “per corrispondenza” provenienti da Stati extra-Ue sarebbe eccessivamente onerosa.

La scelta di fornitori extra-UE ovviamente in molti casi non è dettata dalla migliore qualità del prodotto, ma semplicemente da un minor costo dello stesso. Infatti, generalmente tali prodotti provengono da Paesi ove il costo dei fattori produttivi, a partire dalla manodopera, è molto basso. Ma come detto, i costi amministrativi-fiscali, rendono il dropshipping non conveniente.

Perché negli ultimi anni il dropshipping è stato esaltato?

E’ una domanda alla quale, in parte, ho risposto all’inizio di questo articolo (paragrafo: cos’è il dropshipping). 

Infatti, grazie alla diffusione di internet, questo schema esemplifica i passaggi produzione-commercializzazione-consumo. Il consumatore potrà tranquillamente acquistare il prodotto online (da casa, o attraverso uno smartphone). Il produttore non deve occuparsi della commercializzazione, ma semplicemente della produzione e della spedizione. Mentre il venditore, può, lucrare senza dover necessariamente effettuare grossi investimenti in capitale fisso. 

Il vantaggio (presunto) deriva dal fatto che il venditore può lucrare mettendo in collegamento un consumatore di un qualsiasi Stato, con un produttore di un qualsiasi Stato, il tutto avvalendosi di internet. Ma occorre fare i conti con le “barriere” normative che esistono fra i diversi Stati del consumatore, venditore e fornitore. Solo se ci muoviamo in un contesto normativo omogeneo o armonizzato, come può essere l’Italia, o l’Unione Europea, l’esemplificazione rappresentata dal dropshipping è “credibile”

Infine, bisogna riconoscere quando l’esaltazione di uno strumento avviene “dalle parti in causa”. Infatti, sul web esistono portali che offrono “Shop online chiavi in mano” inclusa la lista dei fornitori per poter avviare il tuo dropshipping in pochi click. A questo punto dovremmo domandarci, se acquistando questi servizi stiamo agendo da imprenditori, o da consumatori.

 

Spero che questo articolo ti sia stato utile. Se hai necessità di supporto consulenziale in materia di e-commerce puoi sempre inviare un’email a marino@consulenzamarino.it

Raffaele Marino

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Una risposta.

  1. […] chi opera in dropshipping, sarà importante definire gli obblighi contrattuali con i fornitori, che poi si rifletteranno […]

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